Liberiamo Khaled El Qaisi, arrestato dalla polizia israeliana

La Bottega del Barbieri ci segnala l'incredibile situazione del ricercatore italo-palestinese, arrestato dalle autorità israeliane ad Allenby il 31 agosto , mentre era in vacanza. La moglie e la madre del giovane chiedono la sua liberazione.
Dal mondo

Liberiamo Khaled El Qaisi, arrestato dalla polizia israeliana

AGGIORNAMENTO 2 OTTOBRE  ORE 10.30

Khaled El Qaisi è a Betlemme a casa di un parente. Ieri in tarda mattinata era stato lasciato dalla polizia a un posto di blocco militare israeliano alle porte di Ramallah. Non ha ancora avuto contatti telefonici diretti con la famiglia in Italia ma la moglie Francesca Antinucci ha detto di essere stata rassicurata sulle sue condizioni. Khaled, ha ribadito Antinucci, non è agli arresti domiciliari ma non può lasciare il Paese ed è a disposizione delle autorità israeliane per ulteriori indagini. Al momento non è possibile fare previsioni su cosa avverrà l’8 di ottobre quando i giudici israeliani dovranno decidere se rimettere in piena libertà lo studente italo-palestinese, arrestato il 31 agosto, e farlo rientrare a Roma.
(Fonte: pagineesteri.it)



(Fonte: www.labottegadelbarbieri.org)

Il giovane ricercatore  Khaled El Qaisi  è stato ammanettato sotto lo sguardo del figlio di 4 anni. La storia sembra ripetere quella del ricercatore tedesco/curdo Devrim Akcadag [vedi sotto] arrestato in Sardegna un mese fa, ancora oggi agli arresti domiciliari ospitato presso la sede dell’ASCE a Selargius. Si respira un brutto clima per gli oppositori dei regimi forti di Israele e Turchia.


L’appello


Lettera aperta per l’immediata liberazione del cittadino italo palestinese Khaled El Qaisi, prigioniero delle autorita' israeliane.

Il 31 agosto Khaled El Qaisi, rispettivamente marito e figlio delle scriventi, è stato trattenuto dalle autorità israeliane ed è tuttora prigioniero in virtù di una misura precautelare in attesa di verifica di elementi per formulare un’accusa.

Lo scorso giovedì Khaled, che ha doppia cittadinanza, italiana e palestinese, attraversava con moglie e figlio il valico di frontiera di “Allenby” dopo aver trascorso le vacanze con la propria famiglia a Betlemme, in Palestina.

Al controllo dei bagagli e dei documenti, dopo una lunga attesa, è stato ammanettato sotto lo sguardo incredulo del figlio di 4 anni, della moglie nonché di tutti i presenti che erano in attesa di poter riprendere il proprio percorso.

Alle richieste di delucidazioni della moglie non è seguita risposta alcuna, piuttosto le sono state sottoposte domande per poi essere allontanata col proprio figlio verso il territorio giordano, senza telefono, senza contanti né contatti, in un paese straniero.  Nel tardo pomeriggio la moglie e il bambino sono riusciti a raggiungere l’Ambasciata Italiana solo grazie alla umana generosità di alcune signore palestinesi.

Khaled, traduttore e studente di Lingue e Civiltà Orientali all’Università La Sapienza di Roma, stimato per il suo appassionato impegno nella raccolta e divulgazione e traduzione di materiale storico palestinese, è tra i fondatori del Centro Documentazione Palestinese, associazione che mira a promuovere la cultura palestinese in Italia.

La famiglia, gli amici ma anche chi ha semplicemente avuto occasione di conoscerlo, sono in fremente attesa di avere aggiornamenti.  Al momento ancora non ha potuto incontrare il suo avvocato e sono ancora poche le notizie che si hanno riguardo alla sua incolumità.

Dal consolato e dal legale abbiamo saputo solo che affronterà un’udienza giovedì 7 settembre.

Immaginiamo intanto Khaled in completo isolamento, senza contatti col mondo esterno, senza percezione reale dello scorrere del tempo, sotto la pressione di continui interrogatori, in pensiero angosciato per la sorte del proprio figlio e di sua moglie lasciati allo sbaraglio con l’unica immagine negli occhi relativa alla sua deportazione in manette.

La situazione è dunque gravissima.

Attendiamo con grande ansia la risoluzione di questa ingiusta prigionia.

Chiediamo a chiunque ne abbia il potere, che si accerti delle condizioni di salute di Khaled e che soprattutto eserciti tutte le pressioni necessarie per la sua celere liberazione.

Le scriventi 

Francesca Antinucci, moglie

Lucia Marchetti, madre


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